Il libro/ Briganti con la divisa, storia vera di polizia infedele nel nuovo romanzo di Stefano Tamburini

Pubblicazione del Foglio Letterario Edizioni, disponibile sia nella versione cartacea che ebook, prefazione di Don Armando Zappolini
È scritto come un romanzo, con ritmi a metà strada fra il giallo e la sceneggiatura di una serie tv, ma quella del libro Briganti con la divisa è una storia vera, accaduta in Abruzzo fra gli anni Novanta e il nuovo millennio. Questa storia terribile parte da un innocente finito in galera - Michele Perruzza, poi condannato all’ergastolo - per un omicidio che non aveva commesso. E va purtroppo molto oltre, diventando appunto una storia di Briganti con la divisa, quella della polizia in un commissariato abruzzese, Avezzano.
Una storia ormai dimenticata, che poi prosegue con un giornalista fin troppo giornalista per i gusti di poliziotti infedeli che viene incastrato con della droga piazzata nella sua auto. Dunque, una vicenda di orrore nascosto e a lungo neanche riconosciuto come tale, perché la narrazione compiacente aveva dipinto come pienamente colpevole l’uomo finito all’ergastolo da innocente, così come aveva dato senza ombra di dubbio per coinvolto nella storiaccia di droga un collega, Gennaro De Stefano, che invece aveva avuto il torto di aver fatto bene il proprio mestiere.

L’autore del libro – pubblicato dal Foglio Letterario Edizioni – è Stefano Tamburini, giornalista, già direttore di Corriere Romagna, Agl (l’agenzia dell’allora Gruppo Espresso che curava il notiziario nazionale per 18 quotidiani locali), la Città di Salerno e Il Tirreno. All’epoca, era il capo delle redazioni dell’Aquila e di Avezzano del quotidiano il Centro e si era trovato a vivere molto dal dentro questa brutta vicenda. Insieme con i colleghi del giornale abruzzese – e, soprattutto, grazie a un direttore, Carlo Pucciarelli, che sostenne il loro impegno – riuscì a tenere la barra dritta in una navigazione tempestosa.
In queste pagine c’è un insieme di brutte storie, un teatro reale di puro orrore. È una devastante sequenza di percezioni occultate con logiche criminali da chi invece il crimine avrebbe dovuto combatterlo e contrastarlo. E non è solo una vicenda di agenti di polizia infedeli, appunto di briganti con la divisa. C’è di peggio: un intreccio di arresti illegali, prove fabbricate in modo grossolano ma purtroppo efficace. E poi, cittadini messi nel mirino e diffamati, fra dossier raffazzonati ma comunque crudeli e voci raccolte “da fonte confidenziale” fatte diventare certezze granitiche al servizio di scorribande contro chiunque potesse ostacolare quella gestione perversa del potere.
Una storia vera che sembra un romanzo, ma che non ha bisogno di nessuna operazione di fantasia per diventare un dramma reale che si divide fra tragedia e lieto fine dal retrogusto amaro. E che offre anche strascichi di sofferenze provocate da chi giocava la partita dalla parte sbagliata ma con una divisa apparentemente giusta. Di fatto, siamo di fronte alla vicenda reale di un’istituzione tradita, la polizia appunto. Quella che dovrebbe proteggere i cittadini dai crimini e che invece con certi attori di quei crimini arrivava a compromessi per utilizzarli contro cittadini perbene. È una storia che si intreccia con molte altre simili e anche peggiori nella storia del nostro Paese: dagli omicidi di Stefano Cucchi e Federico Aldrovandi per mano di esponenti infedeli delle forze dell’ordine fino al caso recente di Rogoredo, con un poliziotto accusato dell’uccisione di uno spacciatore che non rispondeva più ai comandi del racket clandestino gestito proprio dall’agente, autore tra l’altro di una maldestra opera di depistaggio.
Questa è per fortuna una storia senza cadaveri, se non quello di un innocente morto in carcere dopo esser stato colto da infarto. Ma è comunque una sequela di angherie, sopraffazione, tracotanza messa in atto da chi avrebbe dovuto contrastare tutto ciò. Una fra le meno ricordate ma certo fra le più emblematiche per rendere robusto un sano tessuto critico nei confronti di chi brama per ricreare la condizione di “pieni poteri alla polizia”, di impunità di fatto. Che non ha senso. E non solo perché un principio ben saldo della Costituzione impedirebbe quelli che di fatto sono “fermi preventivi”, che sposta sugli agenti poteri della magistratura inquirente.
Quella raccontata nelle pagine di Briganti con la divisa non è solo un’operazione apertamente criminale; è la finzione del “va tutto bene” e dell’inganno nascosto usati come scudo per non far vedere il marcio che mina le radici della fiducia collettiva. Proprio per questo è utile andarla a riprendere e rileggere senza l’ipocrisia del “diritto all’oblio” che non può mai prevalere sull’interesse pubblico. Tutta la ricostruzione si basa su documenti di indagine, estratti di sentenze, dossier riservati fatti girare dentro quel commissariato. Ma, soprattutto, sull’esperienza personale di cronista alle prese con quelle vicende fetide. E con parole e scritti lasciati a suo tempo dai protagonisti principali di questa storia.

Questo non è un libro contro la polizia, anzi. Tutt’altro, è un libro che racconta come per fortuna nelle istituzioni ci siano anticorpi capaci di ristabilire il corso ordinato degli eventi. Perché a smascherare l’orrore sono stati agenti che hanno battuto i Briganti che indossavano la loro stessa divisa.
Il libro si pregia della prefazione di don Armando Zappolini, prete di strada ma anche molto altro, che offre parole che allargano la riflessione ben oltre i confini della storia scritta da Stefano Tamburini: "Nel mio lungo impegno sociale accanto ai poveri e nelle tante iniziative contro la mafia ho vissuto storie e incontrato testimoni dai quali ho raccolto questo desiderio grande di denuncia di torti subìti da chi doveva proteggerli, di depistaggi di indagini, di domande rimaste a lungo (e forse per sempre) senza risposta".
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Briganti con la divisa (Indagini truccate, un innocente all’ergastolo, un giornalista scomodo arrestato e le istituzioni tradite), di Stefano Tamburini, prefazione di don Armando Zappolini, 276 pagine, versione cartacea 16 euro (acquistabile on line o prenotabile in qualsiasi libreria), versione ebook 4,99 euro.


