Dati Ads febbraio: giù Il Centro e il Corriere Adriatico, risale la Gazzetta del Sud. Emorragia di copie nel profondo nord
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Mentre l'ex deputato M5S Alessandro Di Battista, sospinto dalla forza dei social, raccoglieva le firme per abbattere il reddito di giornalanza, o meglio il finanziamento dello Stato ad alcuni giornali, i quotidiani continuavano a farsi del male da soli. Come? Proponendo, il più delle volte, un'informazione stantia, spesso priva di equilibrio se non vistosamente di parte. Inoltre, i big dei social e le rassegne stampa televisive in cui viene letto tutto, anche i refusi, continuano senza pudore il saccheggio dei contenuti prodotti dai giornalisti dei quotidiani, smorzando così i residui desideri dei cittadini di passare in edicola. La conseguenza è che le vendite continuano a calare. Va detto, ma qui ogni opinione è buona, che ci sono in giro troppi editori e troppi direttori ai quali la gente non dà fiducia. Qualcosa andrebbe fatto. Un'idea, provocatoria sì, ma pur sempre un'idea in un mondo che pare non averne, sarebbe quella di proibire a un imprenditore del settore pubblico di possedere organi di informazione. Non è democratico? Lo è forse utilizzare i propri media per blandire i politici amici, stangare gli avversari e nascondere le notizie scomode? Ci sarebbe un calo degli occupati in una categoria, quella dei giornalisti, già provata da un ventennio orribile? Partiamo da un assunto: l'occupazione non la creano le aziende bollite, ma quelle sane.
In attesa dei risultati dell'iniziativa di Di Battista, andiamo a vedere, dati Ads (Accertazione diffusione stampa) alla mano, com'è andato il mese di febbraio per un campione di quotidiani, certamente non esaustivo ma indicativo della situazione dell'intero segmento dei quotidiani del Bel Paese. La voce presa in esame è, come per il mese di gennaio, vendite individuali cartacee, quindi le vendite nelle edicole (https://www.aziendeprofessioni.it/post/dati-ads-male-i-quotidiani-locali-piccoli-miglioramenti-per-corriere-e-repubblica). Piccolissimi segnali positivi sono arrivati dal Corriere della Sera e dalla Repubblica, ai quali ha fatto bene la bagarre scatenata dal referendum sulla giustizia. Il Corrierone ha segnato 101.759 copie vendute a febbraio (101.491 a gennaio), mentre la testata fondata da Eugenio Scalfari è risalita a 54.404 da quota 53.769 toccata nel primo mese dell'anno. Un'altra nota lieta è giunta da Messina, dove la Gazzetta del Sud si è attestata a 5.614 (5.449).
Poi, c'è stato un bagno di sangue. Il Centro ha venduto appena 5.115 copie (5.276) in tutto l'Abruzzo, mentre il Corriere Adriatico di Ancona è sceso da 5.933 a 5.851. Si parla di due testate che dovrebbero vendere il doppio o quasi. E lo confermano anche i dati della Nuova Sardegna di Sassari, che in edicola ha mosso 12.342 copie, meno del mese precedente (12.492), ma un'enormità rispetto alla testata abruzzese e a quella marchigiana. Peraltro, La Nuova ha un concorrente fortissimo nell'isola, l'Unione Sarda di Cagliari: 17.163 copie.
Nel profondo nord, l'emorragia di copie non si è certo arrestata: L'Eco di Bergamo 9.037 (9.306), La Gazzetta di Mantova 7.001 (7.153), La Provincia di Cremona 6.493 (6.557) e L'Arena di Verona 9.371 (9.597). Neppure da Reggio Emilia sono arrivate note liete: La Gazzetta ha toccato 3.942 (3.972). Il tutto, nel momento in cui i giornalisti sono in lotta per il rinnovo del contratto nazionale, scaduto da un decennio, non è certo un buon viatico.
Torniamo ai numeri. Il Tempo, uno dei quotidiani più invisi a Di Battista, ha venduto la miseria di 5.567 copie (5.696), numeri che non giustificano le grandi attenzioni dalle rassegne Rai e Mediaset. Anche Il Fatto Quotidiano non ha brillato (15.788 a febbraio e 15.827 a gennaio), così come La Gazzetta del Mezzogiorno di Bari: 4.539 (4.552).


